POST OFFICE #4 | Lettere di Paul Cézanne

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Post Office - Epistolari raccontati per lettera

a cura di Laura Ganzetti, Il tè tostato

 

 

 Roma, 26 marzo 2019

Gentile Monsieur Cézanne,

ho letto con grande senso della scoperta le lettere che ha scritto ai suoi amici, colleghi e familiari, le ho apprezzate in una edizione italiana uscita per SE (oggi riedita da Abscondita, ndr), Paul CézanneLettere, un libro trovato a un mercatino dell’usato e che mi ha subito incuriosito, perché di arte so davvero poco, seppure mi commuovo guardandola, e ho pensato che le sue lettere potessero essere un buon modo per imparare qualcosa.

È stato così.

Il racconto delle sue giornate, del modo in cui fa progetti, degli spostamenti e, certamente, della pittura, e poi la descrizione del tempo e della natura intorno a lei, mi hanno messo addosso quello che per noi curiosi è il sacro furore di sapere di più. Ho pian piano provato a sostituire i suoi occhi ai miei e cercato di vedere come vede Paul Cézanne, sono certa di non esserci riuscita, di sicuro non in pieno, ma ho scoperto un mondo di luci, particolari e bisogno.

Nel 1866 scrive Émile Zola, suo grande amico:

Ma, vedi, tutti i quadri fatti in interno non varranno mai le cose dipinte all’aria aperta. Quando si rappresentano delle scene all’esterno i contrasti tra le figure e il terreno sono sorprendenti, e il paesaggio è magnifico. Vedo cose stupende, e bisogna che mi decida a fare solo cose all’aria aperta.

Che emozione quel vedo cose stupende, chissà se le vedo anche io, anche io come lei, intendo, e penso proprio di no, penso che il bello accessibile a miei occhi sia molto molto inferiore rispetto a quello che si sia presentato ai suoi. Sarà che lavorare in ambienti chiusi non offre grandi panorami, ma sete di cielo e prati, sarà che non so nemmeno tracciare una linea storta, ma quel suo bisogno di aria aperta e di vista che si rinnova, mi ha portato ripensare a quella che per me è la forma di stupore massima, perché si ripete ogni anno per qualcosa di noto. L’impatto con l’acqua del mare al primo tuffo della stagione, lo stupore della pelle che si rinnova ogni estate eppure la sensazione conosciuta di galleggiare. Il suo vedo cose stupende, mi ha fatto pensare che forse davvero ognuno di noi ha un senso di elezione con cui indaga il mondo e la sua vista era così, una guida, e provo a seguirla anche io.

Vado avanti a leggere le sue parole e trovo lei, Monsieur Cezanne, in una lettera del 1874 a sua madre, pieno di lucidità e ardore e fiducia, una differenza di concetto e sentimenti che valeva allora, vale oggi e credo resterà tale e quale in futuro:

Devo lavorare sempre, ma non per arrivare al finito, che suscita l’ammirazione degli imbecilli. Ciò che il volgo apprezza maggiormente non è che il risultato del mestiere di artigiano, e rende ogni opera non artistica e banale. Non devo cercare di portare a termine, se non per il piacere di fare cose più vere e più sapienti. Credetemi c’è sempre un’ora in cui ci impone e si trovano estimatori molto più ferventi, più convinti di quelli che sono lusingati solo da una vana apparenza.

Nelle sue parole l’arte deve essere scevra dal compiacere, sottendere un istinto e un’indagine e un forte fortissimo volere di chi la esercita, le sue sono parole di allerta che motivano e toccano il cuore, per quella speranza che diventa certezza, perché c’è sempre un’ora in cui ci si impone e crederci fa già sentire bene.

Oltre ai momenti più emotivi, le sue lettere sono una gran miniera di informazioni sulla vita a Parigi, sull’andamento dell’ambiente artistico, la critica, le mostre e le vendite delle opere o come dice lei gli affari pittorici, ma ciò che più mi interessa è quando lei infila la pittura nelle cose della vita e lo fa per esempio scrivendo a Camille Pisarro nel 1876:

Abbiamo avuto una quindicina di giorni molto piovosi. Ma temo che sia stato così dappertutto. Da noi c’è stato tanto gelo e tutta la frutta e i vigneti sono perduti. Vedete che vantaggio ha l’arte: la pittura resta.

Resta.

Come anche la sua vita quotidiana raccontata da questo epistolario, il sostegno economico di Zola, gli spostamenti per la Francia, la pioggia, che tanto le preme di comunicare ai suoi corrispondenti, i saluti mandati o ricevuti per conto di altri e la vita di un’epoca e la tensione all’arte che continua nell’uomo, perché dello spirito umano è figlia, presente nei secoli.

Col finire degli anni ’70 e i primi anni ’80 inizia uno scambio serrato con Zola in cui lo ringrazia per l’invio dei suoi libri, fa complimenti, e parla delle condizioni di disagio in cui vive, soldi, spostamenti, freddo, difficoltà a ricevere lettere, ecco questo è stato il momento in cui ho proprio pensato che avrei voluto leggere anche le risposte di Zola, per capire meglio cosa accadeva, come stava, cosa pensava. Sono lettere concrete e con poche riflessioni e così ha iniziato a mancarmi il suo parlar di pittura. Tutto diventa complesso, si fa largo una grande solitudine, nonostante la paternità, e l’irrigidirsi dei rapporti con le persone più care fino a quando nel 1896 in una lettera a Philippe Solari da Talloires, torno a vedere il suo sguardo:

Per non annoiarmi dipingo; ma non è divertente, ma il lago è molto bello con quei suoi alti monti intorno che, mi dicono, raggiungono i duemila metri. Non c’è confronto con il nostro paese, ma senza alcun dubbio è bello. Se però nasci là, sei fregato, il resto non ti dice più niente.

Ormai il tempo è passato e lei è un uomo quasi anziano quando nel 1904 scrive:

[…] la sensazione forte della natura, che senza alcun dubbio io avverto in modo vivo, costituisce la base necessaria di ogni concezione artistica e su di essa riposa la grandezza e la bellezza dell’opera futura, la conoscenza dei mezzi per esprimere l’emozione non è meno essenziale, e si acquisisce solo con una lunghissima esperienza.

e ancora pochi mesi dopo:

Procedo molto lentamente, la natura mi si presenta molto complessa; e i progressi da fare sono infiniti. Si deve vedere bene il proprio modello e sentire in modo giusto; e, ancora, esprimersi con distinzione e forza.

Il gusto è il miglior giudice. È raro, l’arte non si rivolge che a un numero straordinariamente limitato di persone.

La natura resta quasi un interlocutore visivo per lei, sempre, e in questa giornata grigia a Roma, di treni e pioggia che quasi non bagna, guardo la mia natura di ogni giorno, e mentre vado al lavoro, mi porto dietro queste sue parole, che credo saranno con me a lungo:

Il Louvre è un buon libro da consultare, ma dev’essere solo una mediazione. Lo studio reale da intraprendere è la varietà del quadro della natura.

Quanto bisogno, Monsieur Cézanne di questa natura che lei osserva, quanta voglia di osservare i suoi quadri.

Ringraziandola per questa lezione d’arte, le invio, come scrive sempre lei, i miei ossequi,

Laura

 

9788884167422 0 221 0 75

Titolo: Lettere

Autore: Paul Cézanne

A cura di: E. Pontiggia

Editore: Abscondita

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