POST OFFICE #3 | L'amata - Lettere di e a Elsa Morante

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Post Office - Epistolari raccontati per lettera

a cura di Laura Ganzetti, Il tè tostato

 

 

Roma, 14 febbraio 2019

 Carissima Elsa,

spero ti sia comprensibile la confidenza che userò in questa lettera, immagino non dovrei permettermi, ma la necessità di parlarti in modo diretto preme dentro di me e non posso mitigare questa urgenza con il distacco di un qualunque formalismo.

Ho letto i tuoi libri, ho iniziato a scuola con L’isola di Arturo, e poi al liceo ho incontrato La storia, che non se ne è più andata, restando a oggi uno dei libri che ho letto di più, seppure forse non ogni volta per intero e ha determinato la mia prima passeggiata a Roma appena trasferita, quando nel 1998 presi un autobus per via dei Volsci. Domenica a Porta Portese ho comprato la prima edizione di Aracoeli, non ha la sovracoperta, ma non me la sono sentita di lasciarti lì, tanto meno senza la protezione dell’involucro che avevi concordato con il tuo editore, l’Einaudi.

Nel 2012 proprio Einaudi ha pubblicato una raccolta dei lettere scritte da te e a te indirizzate, L’amata - Lettere di e a Elsa Morante. Si tratta di un’opera poderosa sia per la mole di corrispondenza che hai tenuto, sia per il lavoro di chi l’ha curata, Daniele Morante, tuo nipote, con l’aiuto di Giuliana Zagra. Le lettere sono suddivise per destinatari, alcune volte per avvenimenti, come quelle che hai ricevuto a seguito dell’uscita dei tuoi libri.

Così ho iniziato a volerti conoscere meglio, a voler capire di più di quel fondo di dolore e forza vitale che sostiene i tuoi romanzi. Così ho iniziato a provare per te la commozione che mi suscitano le anime che non si proteggono e così ho iniziato a chiudermi nel tue lettere, a fare condizionare il mio umore dal tuo. Le prime che ho cercato sono quelle che parlano di libri, perché i libri sono il ponte che a lungo mi ha condotta da te.

Nel 1948 esce Menzogna e sortilegio, ti scrivono in tanti, anche per la vittoria del Premio Viareggio, ma sono due le lettere che mi hanno colpito. Alberto Savino ti scrive:

ho il rimorso di aver tenuto il suo libro per un anno e di non averlo letto: peggio, di non aver sospettato del suo contenuto. […] Lei ha scritto cose straordinarie.

Che emozione leggere queste parole, il rammarico di chi ti conosceva di non aver immaginato che tu, tu coi tuoi pensieri, avessi potuto scrivere quel testo così incisivo, e poi quelle di Raffaele La Capria, che seppure si dichiara incredulo che un simile libro sia stato scritto da una donna, dice anche:

È un libro pieno di forza e immaginazione. […] Chi lo avrebbe pensato a Capri che la tua testolina covava un simile mostro (anche per grandezza!).

Così in questa raccolta si scopre l’inizio della vita di quel libro che scappava dalla guerra insieme a te e di cui, sfollata da Roma, ti preoccupavi.

Quasi dieci anni dopo, nel 1957, arriva L’isola di Arturo, e leggere la commozione con cui viene accolto fa venire le lacrime agli occhi e voglia di scendere in quelle pagine, di andare a Procida, di vederne la natura e i cuori. E penso a cosa sarà stata quella sera d’estate in cui hai vinto il Premio Strega e hai bevuto dalla bottiglia, per prima. Tu, una donna.

Ho letto la lettera di Libero de Libero che dice:

Sono stato quasi una settimana nella tua “Isola” e non volevo staccarmene e alla fine ero anch’io con gli occhi sul braccio per non vederla scomparire. È una delle rare volte che dico […] ecco un libro che resterà, ma con la gioia d’uno che si vanti d’aver assistito al compiersi di un avvenimento: c’ero anche io.

Arriva il 1974 ed esce La Storia, a scriverti sono lettori e lettori e lettori, persone lontane dal mondo della letteratura e che ti ringraziano per aver raccontato di Useppe, di Piotr, di Roma e della guerra, qualcuno ti ha cercato nell’elenco telefonico (l’ho fatto anche io allora, ma online, che nessuno ce l’ha più l’elenco telefonico e comunque tu non ci sei) certo che non fossi una diva che si rende irraggiungibile, qualcun altro ti racconta di sé. E poi c’è una lettera di Anna Maria Ortese:

Alla fine ho letto La Storia, e sono andata avanti tutta la notte, e poi il giorno dopo, e poi un altro giorno. Ero sbalordita. Si aprivano dovunque i cieli della più grande tradizione italiana. Con un dolore più vicino.

I tuoi libri hanno mosso le parole di persone rapite dalla tua scrittura e dal tuo sentire capace di trascinare, dare nuove forme e svelare sentimenti, come se tu fossi un’esploratrice che conduce una carovana e loro le persone al seguito. E così sono io, al tuo seguito, stasera mentre ti scrivo e ogni volta che scopro un po’ di te e nei miei pomeriggi passati a sfogliare la tua vita a essere inquieta con te e come te.

In questo epistolario troviamo lettere dagli anni trenta al 1983. Ci sei tu anche con tutta la tua vita personale e questo non può escludere né Moravia, né il tuo modo di sentire e dunque quel tuo dolore, che ha la forma di un’agitazione che non trova pace e non sa lasciare gli ambienti che occupa, né il cuore. Quel disagio che dà irrequietezza e tristezza, da cui nascono Arturo, Nunziatella e Useppe, tra gli altri. Quella tristezza che proprio nelle lettere scambiate con tuo marito esce fuori più che mai, come se altro non potesse fare, come se quell’uomo fosse per te la casa e la casa è libertà. Mi sento quasi in imbarazzo a inserirmi in questa tua corrispondenza d’amore e dolore, perché è intima, privata, spero potrai scusarmi e cogliere il rispetto con cui leggo di voi e con cui piango sulle righe che vi siete scambiati, da una lettera del che hai scritto già nel 1938:

Poi tu sei così volubile che ogni volta che ricevo una tua lettera penso: Però l’ha scritta ieri. ci ha messo un giorno per venire. Chi sa - in un giorno…

Devo dirti tutte queste cose che mi tormentano terribilmente stanotte e mi fanno passeggiare, rompere le cose ecc. Io sono un groviglio di cose, di pensieri che mi fanno passare un’ora orribile.

E si arriva a una crisi e la pagina si bagna ancora perché il vostro dolore vive e arriva a me che ne vengo travolta. È il 1950 e lui, Moravia, ti dice:

Voglio dirti che non desidero assolutamente che noi ci separiamo. Ancora oggi, sebbene mi senta proprio disperato, questa soluzione la respingo con tutte le mie forze. Ancora oggi tu sei la persona come ti dissi ieri, che amo di più al mondo e alla quale sono più attaccato e non voglio separarmi da te.

e ancora:

Cara Elsa, la tua infelicità mi rende molto infelice e vorrei davvero che tutto cambiasse sia pure contro di me.

Leggo e penso che vorrei incontrarti, chiederti come si scrive e come si vive con quel dolore indecifrato dentro, se gli amori, Moravia, Visconti e gli altri più recenti abbiano saputo lenire quella parte di te. Da sola e con presunzione, mi rispondo di no, che quel buco, che fa partorire parole incantate e romanzi che esplodono di vita luminosa e torbida, non si seda per mano di nessuno, per amore di nessuno, se non forse per qualche periodo in cui si decide di dare spazio al riposo dal tormento.

Le lettere degli anni ’80 mi sembrano troppo vicine, era solo ieri, c’è bisogno che passi del tempo perché io le legga con il rispetto che si conviene alle persone coinvolte. Aspetterò ancora, prima di scorrerle parola per parola cercando di capire.

Per ora ti saluto e lo faccio citandoti, in attesa di tornare ancora da te e chiederti di nuovo: ma con quel groviglio dentro, come si fa?

Nel 1948 da Capri scrivi una lettera rigogliosa a Cesare Pavese e leggendola, e rileggendola, la straordinarietà della tua vita e del tuo sentire vengono fuori con forza e io ti penso così

Caro Pavese,

Avevo voglia di scriverti per salutarti già nei giorni scorsi, ma non osavo, temevo che tu considerassi anche le lettere uno di quei lussi viziosi di cui conviene liberarsi. Ma [xxx] tutto considerato preferisco obbedire al mio desiderio di mandarti un saluto affettuoso. Se tu non vuoi questa mia lettera, buttala nel cestino, ma il mio saluto resta, tuo malgrado.

Cari saluti (tuo malgrado)

 Laura

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Titolo: L'amata - Lettere di e a Elsa Morante

Autore: AA.VV.

A cura di: D. Morante e G. Zagra

Editore: Einaudi

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