#neilibrilamiastoria | Intervista ad Andrea Vassena, Rizzoli

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Andrea Vassena si occupa di Trade Marketing per l'editore Rizzoli e ha una lunga esperienza nel mondo delle case editrici. In questa intervista ci svela in cosa consiste il suo lavoro, ma ci confessa anche che non ha ancora deciso cosa farà da grande!

Tu lavori da diversi anni nel mondo dell’editoria: oggi occupi un ruolo molto particolare, che forse non tutti conoscono, all’interno di un grande gruppo editoriale. In cosa consiste il tuo lavoro?

Più o meno due anni fa, nel maggio 2014, ho iniziato a lavorare nell’allora RCS , nell’ufficio di Trade Marketing, ovvero l'ufficio che si occupa della promozione nel punto vendita. Partendo da un’analisi di mercato cerco di capire cosa vende e dove, quindi mi preoccupo di pensare dei prodotti ad hoc per i vari tipi di punti vendita: un’edizione particolarmente curata per le librerie indipendenti, oppure un’edizione economica per la grande distribuzione, per esempio. Lo stesso faccio per le promozioni: gli sconti funzionano ancora? Si, no, come, dove, con che tempistiche? Fino ad arrivare all’aspetto più pratico. Un esempio: nella grande distribuzione utilizzano gli espositori. Che espositori facciamo, come possiamo fare per farli costare di meno, come per portare più libri? Oppure, usciamo con una nuova collana di saggi che magari non si vende bene come la narrativa, magari alle librerie indipendenti può servire del materiale per aiutare le vendite, può servire una locandina. Allora si parla con il cliente, si cerca di capire come aiutarlo a spingere le vendite, senza perdere di vista l’indagine di mercato effettuata in partenza.

Prima invece lavoravi per Il Saggiatore, una casa editrice molto più piccola, per quanto importante, e con un’anima improntata alla saggistica. Di cosa ti occupavi?

Per Il Saggiatore rivestivo un ruolo commerciale, mi occupavo del rapporto con i distributori e avevo dei clienti da rifornire su tutti i canali di vendita: le grandi e medie catene, le librerie indipendenti, quelle online e anche la grande distribuzione. Per quasi quattro anni, insomma, ho fatto l’agente, ma essendo Il Saggiatore una casa editrice piccola per numero di impiegati, toccava fare un po’ di tutto. Io nascevo come responsabile degli ordini, quindi parlavo con il distributore di ordini, ristampe, giacenze di magazzino. Poi piano piano ho iniziato ad acquisire clienti e devo dire che questo ruolo mi piaceva volto. Era molto gratificante andare personalmente a parlare con i clienti per gestire la prenotazione delle novità, pur mantenendo le mie mansioni precedenti. Quello che faccio adesso è molto diverso e mi piace comunque molto. Ora sono all’interno di una realtà molto più grande e mi occupo soprattutto di marketing: sicuramente una grande palestra… poi vedremo cosa farò da grande!

Se dovessi scegliere un libro che è stato fondamentale per la tua carriera, un libro di cui ti ricorderai sempre perché ha segnato il tuo lavoro?

Potrei citare un sacco di autori russi, perché mi sono laureato in Lettere moderne con una tesi sui russi. Letteratura russa è stato il primo esame in cui mi abbiano bocciato: l’avevo preso sottogamba, non conoscevo assolutamente i russi, l’avevo fatto da ignorante, mi sembrava un esame facile perché non chiedevano la prova in lingua. All’esame ho fatto una figura da capra e la professoressa mi ha umiliato. Essendo molto orgoglioso, ho detto «Sai che c’è? Io questo esame lo ridò, in dieci giorni mi ci metto e la stupisco». Mi si è aperto un mondo e mi è partita completamente la testa per i russi, in particolare Dostoevskij. Se invece parliamo di lavoro ti direi un libro che Il Saggiatore aveva pubblicato molti anni fa, e che non aveva poi più ripubblicato. Io lo dicevo ogni volta che facevamo le riunioni «Guardate che questo libro qui è un libro fondamentale». Si chiama I 900 giorni di Harrison Salisbury, è un libro di saggistica, ma scritto talmente bene che io lo consiglio proprio alle persone che dicono «Ah, io leggo solo narrativa!» perché quando lo scrittore ha una facilità di scrittura, una penna così felice che ti tira dentro il racconto, la saggistica è pari alla narrativa. I 900 giorni parla del tremendo assedio di Leningrado durante la seconda guerra mondiale: Leningrado è stato il posto, dopo Auschwitz, dove ci sono stati più morti durante la guerra. I gerarchi russi erano fuggiti dalla città e l’avevano abbandonata a se stessa; ci sono stati episodi di cannibalismo, la temperatura era arrivata 40 gradi sotto zero. Una vera epopea. Questo è un libro davvero meraviglioso perché scritto da un giornalista che ha avuto la fortuna di essere la prima persona ad aver visitato la città dopo la guerra. Insisti, insisti, insisti, alla fine Il saggiatore l’ha ripubblicato. Era un libro che era praticamente scomparso, non avevano più nemmeno gli impianti. Io avevo una vecchia copia, vecchissima e l’ho data alla casa editrice perché potessero elaborare il testo. Mi ricordo la mia gioia nell’andare dai clienti e raccontare di questo libro, dire «Ragazzi, torna disponibile!». Lì è dove la passione personale e l’aspetto professionale si incontrano.

 

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Taggato #neilibrilamiastoria, Andrea Vassena, Rizzoli, Moby Dick, Herman Melville;
Inserito 3 anni fa

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