#neilibrilamiastoria | Intervista a Francesco Coscioni, Neo Edizioni

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«Cerchiamo lettori viscerali, consapevoli, irriverenti, curiosi, dissacratori»: questo il motto di Neo Edizioni, piccola casa editrice abruzzese con sede a Castel di Sangro (AQ). Francesco Coscioni, uno dei fondatori, ci racconta la storia di questa realtà indipendente e resistente, sempre lontana almeno una spanna dalla cautela del panorama editoriale italiano.

La sede in un piccolo paese, lontano dai grandi poli dell’editoria e un catalogo che assomiglia più a un manifesto ideologico: potremmo definirla una casa editrice “partigiana”. Come nasce Neo?

Io e il mio socio Angelo Biasella siamo cugini di sangue e nutriamo una passione in comune per i libri e l’editoria. Prima di fondare Neo facevamo entrambi altri lavori, che con il passare degli anni continuavano a essere precari. Un giorno ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: precarietà per precarietà, perché non provare a fare quello che ci piace? Entrambi siamo grandi lettori e siamo da sempre interessati al mondo del lavoro editoriale: io, per esempio, durante l’università ho lavorato in una piccola casa editrice. Ecco perché, nel 2008, abbiamo deciso di buttarci in questa nuova avventura. La linea editoriale l’abbiamo creata prima di tutto sul nostro gusto di lettori e poi sul nome stesso che abbiamo dato alla casa editrice: il neo è un simbolo di fascino, un elemento caratterizzante, ma anche un tumore in potenza, qualcosa che va sempre tenuto sotto controllo. Ecco perché una linea editoriale tanto specifica: pubblichiamo narrativa di varia, ma anche poesia, saggistica, graphic novel purché si tratte di voci nuove. Esordienti, ma anche semplicemente voci che si discostino dal modo di raccontare diffuso. Cerchiamo nuovi sguardi sulla contemporaneità. Col passare del tempo ci siamo resi conto che quello che pubblichiamo è sempre molto forte, molto intenso. In tanti ci dicono che i nostri sono romanzi che restano impressi, che non passano inosservati. Abbiamo cercato e voluto questa linea editoriale anche per differenziarci: siamo nati nel momento in cui la grande ondata di case editrici indipendenti era appena agli inizi, e siamo nati anche nell’anno peggiore della crisi economica. Abbiamo deciso di distinguerci anche grazie alle copertine, vestendo i nostri romanzi con delle illustrazioni e non con delle fotografie, disegni molto colorati, molto forti, che si ricordassero.

Come hai già accennato, siete aperti a ogni tipo di genere letterario. Infatti il vostro catalogo comprende molte collane diverse.

Oggi fra le collane abbiamo Iena, dedicata alla narrativa italiana, quella con cui abbiamo cominciato e che probabilmente ci definisce di più. Poi c’è Potlatch, di letteratura straniera; questa procede più lentamente perché trovare autori che ci piacciono, acquistarne i diritti e curarne la traduzione è un procedimento abbastanza lungo. Drive è sempre una collana di narrativa, ma nasce dall’esigenza di pubblicare qualcosa di più arioso e divertito in cui a dominare sia la trama, la storia, il respiro del romanzo piuttosto che lo stile, la ricerca, lo sguardo chirurgico. Poi abbiamo anche la collana di poesie, ma una poesia moderna assolutamente non accademica, molto legata allo slam, al parlato, all’immediato. E poi c’è “il fuoricollana” come lo chiamiamo noi, cioè tutto quello che non rientra nelle collane precedenti ma secondo noi è degno di essere pubblicato.

Se dovessi scegliere un titolo del vostro catalogo che non dimenticherai mai, che resterà per sempre nella tua memoria come simbolo di questa tua esperienza da editore, quale sceglieresti?

Il primo libro che abbiamo pubblicato era un’antologia di racconti ispirati alle fiabe classiche, dai Grimm ad Andersen, però stravolte in modo marcato, grottesco. Si intitola E morirono tutti felici e contenti. Sono molto legato a ogni singolo aspetto di questo libro, a partire dalla copertina che elaborammo direttamente all’interno della casa editrice ed è considerata una delle nostre copertine più belle. Ricordo che Marco Cassini di Minimum Fax quando uscì il libro mi disse: «Io tengo tre libri di faccia nella mia libreria, uno di questi è E morirono tutti felici e contenti». Per noi che avevamo appena cominciato, dopo aver fatto il corso di editoria da loro, fu una grande conquista. È un libro importante, che ci ha dato modo di conoscere una serie di autori che poi sono rimasti a pubblicare con noi, come Carla D’Alessio o Gianni Solla. Anche la promozione del libro fu molto divertente: avevamo l’entusiasmo e anche la libertà che poi tendi a sacrificare, e facemmo tantissime presentazioni in giro per l’Italia. Un tour pazzesco con quasi sempre tutti gli autori e il curatore Massimo Avenali. Si viaggiava insieme, si stava insieme, ci si conosceva meglio. È stato estremamente appassionante. Questo libro ha avuto una vita molto lunga ecco perché ci sono tanto legato.

 

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Taggato #neilibrilamiastoria, Francesco Coscioni, Neo Edizioni, Le particelle elementari, Michel Houellebecq;
Inserito 3 anni fa

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