L'editore del mese | Intervista a Daniele Di Gennaro di Minimum fax

Blog Minimum

“L’editore del mese” è la rubrica di La scimmia dell’inchiostro, il blog di GoodBook.it, che ogni mese vi porta alla scoperta di un editore del panorama indipendente italiano con l'aiuto di alcuni book-blogger.

Il mese di aprile è dedicato all'ormai storica casa editrice romana Minimum fax. Questa settimana Maria Di Biase del blog Scratchbook ci svela qualche curiosità in più sulla sua storia e il suo futuro in una lunga chiacchierata con l'editore Daniele Di Gennaro.

 

Minimum fax è nata ufficialmente nel 1993 quando insieme a Marco Cassini organizzavi corsi di scrittura presso l’associazione culturale Essere o non essere di Trastevere. Non tutti sanno che l'idea di fondare una casa editrice è partita da una rivista letteraria che spedivate agli abbonati tramite fax (da lì la denominazione). Puoi dirci qualcosa in più di quei primi anni?

Ritrovarmi per caso in un corso di scrittura mi fece scoprire la possibilità di vivere fra tanti una passione che fino ad allora avevo vissuto da solo o fra pochissimi. Il peso dell’esperienza dell’incertezza rispetto al mondo dell’editoria e della letteratura fu condiviso fra diverse persone: fu meno gravoso e più divertente provarci con una distribuzione anomala di una rivista di letteratura spedita per fax.

C'è stato un momento, legato a un libro o a un evento, grazie al quale hai capito che il progetto editoriale stava diventando un'attività concreta?

Una sala piena di persone al Salone del Libro di Torino nel 1994, era la presentazione dei primi due libri (di Francesco Piccolo e di Luigi Amendola) “battezzati” da Mario Luzi e Bruno Gambarotta.

Un editore è prima di tutto un imprenditore. Come riesci a far convergere esigenze economiche e ideali, valori e aspirazioni?

Il segreto è non provare a farle convergere, se no il declino qualitativo verso il basso è inevitabile. Quindi si cerca di generare una comunità di lettori comunicando con entusiasmo e competenza il contenuto della nostra ricerca. L’intraprendenza da imprenditore della cultura si gioca sul come proteggi quella che per te è una proposta di qualità.

Qual è la giusta combinazione di elementi, se esiste, per affermarsi in un panorama editoriale sempre più ampio e variegato?

Perseguire i bisogni culturali latenti e non quelli già espressi, che ti riducono a inseguire qualcosa che non aggiunge valore al panorama preesistente. La cura dei dettagli, e l’attenzione, che devono generare cura e attenzione in senso inverso da parte dei lettori. Un piano di comunicazione curato nella diversità di ogni contenuto e quella dei diversi interlocutori. Che è una fatica vera. Ogni evento editoriale è diverso, irripetibile e ha sempre interlocutori potenziali differenti.

È di qualche giorno fa la proposta di legge di Sandra Zampa che fisserebbe lo sconto sul prezzo di copertina a un massimo del 5%, come già avviene in Francia, Olanda, Spagna e Svizzera. La proposta mira a scalzare la legge Levi del 2011 che stabilisce il tetto massimo per lo sconto al 15%, 20% in alcuni casi particolari. Se approvata, creerebbe le condizioni per una concorrenza meno imperfetta di quella attuale (il mercato è di fatto monopolizzato da colossi come Amazon). L'unica opposizione mossa al disegno chiama in causa il lettore, sul quale graverebbe il minor sconto. Cosa ne pensi e quali scenari prevedi? Puoi spiegare in che modo i lettori, comprando lo stesso libro ma scegliendo di acquistarlo da un canale rispetto all’altro, possono incidere sulle realtà indipendenti?

Quello che già succede all’estero è un obiettivo da raggiungere, per civiltà e tutela della produzione culturale e quindi del suo stesso mercato. Un lettore avveduto sa della differenza fra editori, rivenditori, mercato editoriale. Quelli meno informati vanno informati raccontando i processi produttivi dell’editoria, facendo moltiplicare le University Press per far vivere agli studenti l’esperienza della qualità della produzione di un libro, e fornirgli gli strumenti di valutazione di un prodotto qualitativo.

Che tipo è il lettore Minimum fax?

Onnivoro, che non vuole sapere in principio cosa sta per succedergli durante la lettura, che vuole essere sorpreso da quello che sta per accadergli: per ragioni emotive, stilistiche, strutturali, informative.

Minimum fax non è solo una casa editrice ma un progetto complesso che conta: minimum lab, un laboratorio di formazione culturale, minimum fax media, una casa di produzioni che spazia dalla televisione al web, dal cinema al cross media, la libreria minimum fax, apertanel 2005 a Roma e l’associazione culturale minimum fax live. Qual è lo spirito che accomuna tutte queste identità?

L’idea che bisogna occuparsi di culture. Che tutte sono espressione di un comune sentimento sociale. Tutte dialogano fra di loro. La trasformazione dei linguaggi è generata da chi non vuole, in qualsiasi campo artistico, subire passivamente un canone preesistente. Sta per uscire un film, La guerra dei cafoni, che ha vissuto il suo percorso di romanzo, di spettacolo teatrale, e di lungometraggio per le sale cinematografiche. La stessa storia, lo stesso contenuto genera diverse forme di narrazione. E poi l’idea che bisogna attraversare e vivere ambienti molto diversi e incontrare persone e competenze sempre differenti. Vivere soltanto in quello editoriale è una navigazione da acquario. Che ci consente la minima visuale della trincea. 

La casa editrice, alla soglia dei venticinque anni di attività, sceglie di rivoluzionare la veste grafica dei libri (che debutterà ufficialmente alla prossima edizione del Salone del libro di Torino)  e lancia una rinnovata compagine editoriale. Il nuovo art director sarà il grafico e designer Patrizio Marini, una novità che sembra quasi un ritorno alle origini (Marini ha ideato il logo storico), Christian Raimo si trasferisce a Laterza e si aggiunge Luca Briasco, nel ruolo di editor della narrativa straniera. Cosa dobbiamo aspettarci da questa nuova squadra?

Che esprima un’identità che si evolve, e una visione del mondo generata da una contemporaneità che non è più quella dei primi anni ’90, così come io come persona e come editore non sono più quello di allora. Le nuove competenze stanno portando nel gruppo di lavoro una grande forza, in termini di conoscenze e di entusiasmo. Briasco e Marini sono due fuoriclasse che generano una rinnovata responsabilità: quella di fare libri sempre più belli e importanti.

 

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