La valigia del blogger | Rossella, Retablo di parole

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Quando Goodbook mi ha contattato per conoscere la lista dei cinque libri che avrei portato in vacanza ero nel bel mezzo della gestazione del Problema Tipico del Lettore Pre-partenza: è meglio approfittare di tutto il tempo libero per scalare una pila di libri o per affrontare un bel tomone impossibile da reggere negli spostamenti metro-ufficio?

Sarò onesta: da un po’ di tempo 2666 mi corteggia dall’alto della mia libreria, ma questa chiamata alle armi era un segno del destino: bye bye Bolaño, see you next summer (o a Natale, chissà).

Non che la scelta di soli cinque titoli si sia poi rivelata un’operazione semplice, ma alla fine ci sono riuscita: dal Mississippi al Sudamerica, ecco il mio itinerario letterario lontano dall’opprimente umidità milanese.

Niels Lyhne – Jens Peter Jacobsen (Iperborea)

Non negherò di essermi avvicinata inizialmente alla collana Luci dell’editore milanese che guarda al Nord solo per il suo raffinato fascino. E non negherò neanche che in casa possiedo già tutti i primi sette (di dieci) titoli previsti, ma questo Niels in particolare è stato preceduto da lodi magniloquenti.

Impossibile perciò resistere al suo richiamo: l’eco della tensione emotiva e della nostalgia come cifra della vita moderna è troppo forte per non cedergli i miei primi giorni di decompressione lavorativa.

Una coltre di verde – Eudora Welty (Racconti Edizioni)

Per me non è estate senza racconti: quando il pranzo è appena concluso, fuori i grilli cantano senza sosta e in casa si attenua ogni movimento, è tempo di gustare un racconto assaporando un espresso, rigorosamente senza zucchero.

Di Eudora Welty, che ha ispirato una certa Alice Munro, conosco talmente poco che era il caso di recuperare il prima possibile: rotolare verso la Sicilia con una raccolta che guarda al Sud degli Stati Uniti mi sembra una coincidenza da cavalcare, per inframmezzare le giornate con storie magistrali che sollevano il velo delle ambiguità dell’umanità.

Diario minimo dei giorni – Franco Loi (Hacca edizioni)

Perché già lo so: Milano è talmente mia che quando sono lontana comincia a mancarmi spietatamente. Questo Loi d’annata è un regalo di laurea che volevo sfruttare al momento giusto, e infatti lo conservo proprio per gli ultimi giorni in Sicilia, quando nella casa d’infanzia comincerà a pesare il sale della stagione e vorrò perdermi tra i quartieri eleganti e fieri della città meneghina degli Anni Cinquanta.

L’invenzione di Morel – Adolfo Bioy Casares (Sur)

Non mi sembra un’imprecisione o un’iperbole definire L’invenzione di Morel un romanzo perfetto. Non sono io a dirlo, ma Jorge Luis Borges, la cui autorità supera qualsiasi mio giudizio.

Approfitto dunque della nuova traduzione di Francesca Lazzarato per sbarcare su quest’isola deserta che accoglie il fuggiasco protagonista. Con allure un po’ introspettiva, un po’ allucinatoria, sembra il romanzo perfetto per immergermi in un’avventura letteraria trattenendo il respiro, proprio come il migliore dei tuffi in mare.

La stanza di Therese – Francesco D’Isa (Tunuè)

Mi aiuterà il bravo D’Isa (di cui ho già letto il sensuale Ultimo piano) a entrare nel mood giusto per affrontare il trauma del rientro in ufficio, la stanza-contenitore di tutti i miei giorni.

Pare che la storia, infatti, si sviluppi tra le mura di una camera d’albergo, in cui una donna si è rinchiusa per risolvere l’enigma della vita. Un’alienante sfida alla claustrofobia che si rivela da ultimo come il disvelamento dell’inganno: quando settembre, dolente, sarà arrivato, la mia scrivania non sembrerà più quella di prima.

(Questo articolo è apparso anche sul blog Retablo di parole)

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Inserito 3 mesi fa

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