La valigia del blogger | Maria, Scratchbook

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La verità è che nessuno riesce a leggere tutti i libri che porta in vacanza e se lo fa vuol dire che non ha dedicato abbastanza tempo al resto. L'estate è la stagione ideale per disattendere e procrastinare, lasciarsi condizionare soltanto dall'entusiasmo. Quando sono in viaggio vivo un senso di scollamento, come se mi muovessi in una dimensione alternativa, e non posso prevedere con troppo anticipo quali saranno i libri di cui avrò bisogno. È chiaro che l'e-reader risolve parecchi problemi. Ma se avete spazio nella vostra valigia e spalle larghe per reggere il peso della cultura potete fare come me. Io ho trovato un metodo infallibile per creare il mio kit di pronto intervento: cinque categorie per una perfetta biblioteca da viaggio.

 1. IL ROMANZO

L'anno della morte di Ricardo Reis, José Saramago

Il romanzo è il libro principale, quello che regge tutta la selezione. Prendete spunto da un argomento che v'incuriosisce, seguite il consiglio di un amico, oppure lasciate che sia la vostra destinazione a ispirarvi. Quest'anno io andrò a Lisbona e da qualche settimana ho cominciato a leggere alcuni libri ambientati in Portogallo. Ho letto Tabucchi, ho letto Antunes, ho riletto alcuni passaggi del Libro dell'inquietudine di Pessoa. Ho deciso di portare L’anno della morte di Ricardo Reis, un libro che Josè Saramago scrisse durante gli anni in cui stava conducendo uno studio su Fernando Pessoa. Ricardo Reis è un eteronimo di Pessoa, uno degli autori fittizi ai quali lo scrittore lasciava le redini delle sue narrazioni. Pessoa è morto prima di decidere che fine dovesse fare Ricardo Reis così Saramago lo prende in prestito, lo riporta a Lisbona nel 1936 dal Brasile dove si era rifugiato quando in Portogallo venne proclamata la Repubblica e racconta la sua storia, che è un po' la storia di Pessoa ma è anche, e soprattutto, la storia della città di Lisbona.

2. LA RACCOLTA DI RACCONTI

Nessuno accendeva le lampade, Felisberto Hernández

La natura dei racconti si adatta senza sforzo al ritmo di ogni vacanza. Un racconto si legge in un'unica seduta, la storia comincia e finisce nello spazio di quindici minuti o poco più, e poi ha tutto il tempo di aderire alla vostra pelle quando, sdraiati al sole o stesi sull'erba, tornerete a pensarci. Perché accadrà, se avete letto un buon racconto vi tornerà in mente. Io leggerò i racconti della raccolta Nessuno accendeva le lampade di Felisberto Hernández. L'ho scelto perché me l'ha consigliato Italo Calvino, dicendo che Hernández è uno scrittore “irregolare”, che non somiglia a nessuno. Parere condiviso da Gabriel García Márquez e Julio Cortázar che hanno sempre indicato Hernández come un maestro. Ha scritto soprattutto racconti e il termine con il quale più spesso s'identifica la sensazione che resta dopo aver letto le sue storie è spaesamento.

3. IL SAGGIO

Pensieri lenti e pensieri veloci, Daniel Kahneman

Se siete in cerca di una riflessione un po' più strutturata, in valigia dovete mettere quel saggio che gli impegni delle stagioni invernali non vi hanno lasciato cominciare. A proposito di ragionamento, io scelto Pensieri lenti e pensieri veloci di Daniel Kahneman. Siamo portati a credere che l'uomo, in quanto essere razionale, sia consapevole della natura delle sue decisioni, che sappia distinguere quando un'azione sia frutto di un input logico o intuitivo. Kahneman (Premio Nobel per l'economia nel 2002) ha dimostrato che non è proprio così: non siamo bravi a elaborare pensieri lenti e razionali perché siamo più condizionati e condizionabili di quanto ci rendiamo conto.

4. IL SALVAGENTE

Verso occidente l'impero dirige il suo corso, David Foster Wallace

Il salvagente è la vostra scommessa facile, l'autore, il libro o il genere sul quale avete puntato più volte e non siete rimasti mai (o quasi mai) delusi. È la vostra coperta di Linus, il vostro rifugio, l'amico da cui tornate quando avete bisogno di conforto. Io ho pochi amici ma molto fidati e quest'anno a Lisbona porterò David Foster Wallace e il suo Verso Occidente l'impero dirige il suo corso. È uno dei primi libri che scrisse, in pieno slancio reverenziale nei confronti di John Barth e di tutta la letteratura postmoderna. Perciò viene venduto come: «Un libro visionario, impegnato, surreale, complesso ed esilarante». Non potrei chiedere di meglio.

5. LA GUIDA

Lisboa, Pessoa

Io faccio parte della schiera dei viaggiatori "disinformati per scelta". Noi siamo quelli che del posto dove andremo vogliamo sapere lo stretto necessario, preferendo alle visite guidate nei musei più rinomati (e affollati), angoli sperduti di città dove si nasconde la vera cultura locale. Ecco perché lascio ai miei compagni di viaggio l'onore di studiare le mappe mentre io mi affido a fonti più letterarie. Molti scrittori hanno raccontato le città, più o meno direttamente. Quanta Madrid avete visto nei libri di Hemingway? E non è forse Praga uno dei personaggi più ambigui di Kafka? A Lisbona mi lascerò guidare dai consigli di Fernando Pessoa; tra quelli menzionati nella sua Lisboa, una guida scritta nel 1935, molti luoghi esistono ancora. È questa la particolarità di Lisbona: fa di tutto per non dimenticare se stessa. La letteratura, la musica, l'arte tutta si concentra a rievocare il passato, per merito e colpa di quello stato dell’anima che si riassume in una sola, perfetta e intraducibile, parola: saudade. Pessoa, nel suo libro dell'inquietudine, scrive che: «La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo».

Buone partenze!

 

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